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La distruzione dell’identità della Sicilia e i doveri della politica

Vincenzo Consolo scrisse: “La Sicilia è una terra che non dimentica nulla”. Un concetto che porta con sé la memoria culturale e storica di un’isola e del suo popolo, un monito per chi governa.

I danni del ciclone Harry sono tangibili, allo stesso modo di come lo sono l’amarezza e la tristezza di chi ha visto inghiottite dalle onde le proprie case e le proprie attività, i propri sacrifici, i suoi ricordi più intimi e gli stessi sogni che li vedevano ancora protagonisti propri nei luoghi del cuore. La disperazione di chi ha scelto di investire nella sua terra e oggi non ha nulla, la paura di chi si è sentito inerme innanzi a tutto ciò che stava avvenendo attorno a lui. Tutto ciò è ora il triste scenario che si rappresenta innanzi a noi

C’è un senso di vuoto lasciato da ciò che è stato spazzato via, un senso di piccolezza davanti alle montagne di detriti abbandonati dalla furia del ciclone, una forma di rabbia che non trova accettazione per ciò che si è abbattuto sulle coste siciliane e del sud. La Sicilia e i siciliani sono feriti. Derubati dei luoghi di tanti ricordi, spogliati di monumenti, paesaggi e spiagge che sono stati da sempre presenti nell’identità di una terra ricca come poche, forse unica in ciò. Anche per questo la gente soffre, in virtù di un attaccamento ad una terra che sa dare tanto, che ti offre una cultura capace di formarti nel modo più completo, che ti insegna i valori più profondi.

Foto Ansa

La stima dei danni in Sicilia

Secondo una prima ricognizione della Protezione Civile regionale i danni stimati per la Sicilia si attestano attorno ai 740 milioni di euro, senza contare le perdite di reddito legate alle varie attività distrutte. Il conto totale in quel caso supererebbe il miliardo di euro. Mettendo insieme i danni di Sicilia, Calabria e Sardegna si raggiunge agevolmente la cifra di 2 miliari di euro. Tra le province più colpite ci sono sicuramente Messina e Catania con diverse centinaia di milioni di danni.

Il governo regionale di Renato Schifani ha previsto un primo intervento pari a 50 milioni, ai quali se ne dovrebbero aggiungere altri 20. Si lavora poi per intervenire con ristori e contributi a sostegno della popolazione e delle attività dell’isola.

L’intervento delle istituzioni

Capita che il principio per il quale le istituzioni siano radicate in un territorio si scontri con una più spiacevole realtà: la distanza dell’amministrazione centrale. Una triste prospettiva che oggi i siciliani stanno realizzando, una differenza di trattamento che avvertono e che li fa sentire per l’ennesima volta merce di scambio per una politica nazionale che sa offrire i più rosei orizzonti senza poi guardare alle necessità palesi che ci sono proprio sotto il loro naso. La perversa logica di portare in alto il Sud e la Sicilia per opere come il “ponte dello stretto”, dimenticando poi gli interventi necessari per rendere più forte un territorio, per proteggerlo e per permettergli di rialzarsi si rivela allora ennesimo fallimento politico e causa di frustrazione per il popolo.

Sottolineare la possibilità di accrescere il turismo senza “ricucire” e curare la terra che attraverso questo fenomeno si vuole valorizzare sembra essere lo scenario nel quale questo stesso territorio diventi “prodotto per altri”. Oggi c’è la necessità di parlare del Sud e della Sicilia più di quanto si sia fatto per sponsorizzare proposte politiche (ad oggi ancora in aria) e capaci di richiamare l’elettorato, c’è bisogno di proposte che non servano ad abbellire campagne elettorali ma che siano la risposta di chi quelle elezioni le ha vinte e ha avuto l’ambizione di governare. Il silenzio non è accettato, lo sanno i siciliani e i loro stessi amministratori.

Foto Ansa

La centralità delle amministrazioni locali

Dare spazio e rilevanza agli amministratori locali è il primo passo per ricostruire ciò che è stato distrutto, significa permettere al territorio di rialzarsi poggiandosi sulle proprie gambe, sulla propria identità. La politica nazionale deve esaltare le competenze dei propri amministratori, le iniziative che rendono tale l’arte del governare. Questo è il momento nel quale la capacità, il senso di responsabilità e la visione sul territorio e nel territorio prevalgano sugli spot elettorali e sulle promesse. I sindaci delle località colpite si guadagnino lo spazio all’interno delle proprie aree politiche di riferimento, presentino le necessità dei cittadini. Sono questi i casi in cui si rivela l’abilità del buon amministratore, sia a livello locale che a livello nazionale. La Sicilia e i siciliani sono pronti a ripartire, senza dimenticare chi oggi si sta voltando dall’altra parte.