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Da Somebody a Trigger. Lo straordinario Kim Young-Kwang rompe i cliché coreani

Lo straordinario attore Kim Young-kwang ha sconvolto nuovamente il suo pubblico con una performance magistrale in Trigger. Questa serie non è il classico thriller d’azione carico di adrenalina, ma rappresenta una svolta decisiva della carriera di Kim Young-kwang.

Se un tempo lo ricordavamo come il protagonista dal sorriso rassicurante nelle commedie romantiche, oggi lo vediamo come un artista completo, capace di una trasformazione intensa e radicale.

La sua interpretazione del personaggio Moon Baek in Trigger rappresenta il culmine di un percorso iniziato con la rottura radicale di “Somebody”.

Moon Baek, un trafficante d’armi enigmatico che nasconde, dietro un’apparente stravaganza quasi infantile, un vuoto nichilista terrificante. L’attore ha affrontato il ruolo con un approccio metodico, lavorando su due binari paralleli : la trasformazione del corpo e della psiche.

Kim non ha cercato di rendere Moon Baek “razionale” o “giustificabile”. Ha lavorato sulla dualità del personaggio : da un lato la leggerezza di chi non ha nulla da perdere, dall’altro la crudeltà di chi vuole vedere il mondo bruciare per riflettere il proprio trauma interno, quello di un bambino sopravvissuto al traffico di organi.

 Anche la metamorfosi fisica ha richiesto una dedizione incessante dell’attore ed è visibile nel progressivo deperimento del personaggio. Per comunicare lo stato terminale di Moon Baek, Kim Young-kwang ha perso circa 7-8 kg, arrivando a un aspetto scarno, con occhi scavati ed occhiaie profonde , accentuate anche da un trucco pesante. Il contrasto tra il suo fisico imponente (188 cm) e la fragilità della malattia crea un’immagine visiva potente e e inquietante.

Non si può comprendere appieno il lavoro svolto in Trigger senza citare la vera rivoluzione nella carriera di Kim Young-kwang in “Somebody” del 2022.

In questo kdrama , Kim Young-kwang compie un’operazione di decostruzione totale del suo personaggio consolidato. Nel ruolo del serial killer “Sung Yun-oh” l’attore distrugge la sua immagine di bravo ragazzo e usa la sua fisicità come minaccia silenziosa di puro horror psicologico. In questo progetto, Kim ha osato dove altri attori coreani di grande fama non avrebbero osato.

Le scene di sesso esplicite e nudi integrali hanno rotto i rigidi tabù estetici dei K-drama. Non si è trattato di nudità a fini erotici o passionali ma di un’esposizione vulnerabile e cruda che è servita a mostrare la disconnessione emotiva e la perversione del personaggio.

Kim Young-kwang ha usato il suo corpo scultoreo come un’arma di seduzione e potere, portando sullo schermo un’intimità sporca e disturbante, lontana anni luce dalle scene d’amore patinate a cui il pubblico era abituato.

In alcune interviste l’attore ha dichiarato che per immedesimarsi nel personaggio ha attraversato un periodo di solitudine, lontano dagli amici e dalla famiglia, proprio perché il nuovo ruolo richiedeva un lavoro psicologico estenuante. Inoltre, ha seguito un programma di durissimo allenamento e dieta ferrea per arrivare alla fisicità richiesta dal personaggio.

Questa spaccatura ha permesso a Kim di “svuotare” il suo personaggio (come lui stesso ha dichiarato) per riempirlo di un’oscurità autentica, una lezione che ha portato ai massimi livelli in Trigger.

Il lavoro di Kim Young-kwang oggi si distingue per una precisione chirurgica. Se in Somebody il suo corpo era uno strumento di potere e desiderio oscuro, in Trigger diventa il diario di una decadenza.

Kim ha imparato a recitare in questi ruoli “sottraendo”: toglie il sorriso, toglie la salute, toglie l’empatia, lasciando lo spettatore solo con il dubbio se Moon Baek sia un mostro da odiare o una vittima da compatire.

L’uso dei tatuaggi in Trigger,come l’occhio enorme sulla schiena o il tatuaggio sul petto visibile dalle scollature profonde dei suoi abiti bianchi funge da estensione visiva della sua psiche frammentata, un dettaglio estetico che Kim ha sostenuto con una postura che oscilla tra “l’eleganza di un modello e la rigidità di un cadavere che cammina”.