Armenia e Azerbaijan siglano uno storico accordo di pace alla Casa Bianca
Dopo più di quarant’anni di ostilità Armenia e Azerbaijan sono arrivate ad una storica pace. Alla presenza del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, i leader dei due Paesi hanno trovato un punto di incontro per mettere fine, almeno sulla carta, ai sanguinosi scontri che hanno messo insieme ragioni di ordine etnico, territoriale e storico.
L’oggetto della contesa era soprattutto l’area della regione del Nagorno-Karabakh, denominata anche “Artsakh” dal popolo armeno che abita in prevalenza il territorio, il quale viene ritenuto a livello internazionale parte dell’Azerbaijan.
Il contesto storico del conflitto
Con l’istaurazione dell’Unione Sovietica, nel 1920 Stalin assegnò il territorio all’Azerbaijan, nonostante la massiccia e prevalente presenza degli armeni in quella stessa area (circa il 75%). Tre anni più tardi nacque quindi la cd. “Regione Autonoma del Nagorno-Karabakh”.

Negli anni ’80 con prima l’indebolimento e poi la caduta dell’URSS si creò il terreno fertile per gli accessi scontri che nel tempo si sono susseguiti. Già in questi fase la popolazione armena della regione richiese con determinazione l’unificazione all’Armenia ed in questo contesto prese vita la prima guerra del “Nagorno-Karabakh”. Nel 1994 si arrivò ad un primo cessate il fuoco che vide prevalere le forza armate armene, capaci di conquistare la regione e sette dei distretti azeri circostanti. Ulteriore risvolto del conflitto fu il milione e più di sfollati, in maggior parte azeri, che furono costretti alla fame e alle ulteriori conseguenze degli scontri.
La seconda guerra del Nagorno-Karabakh tra Armenia e Azerbaijan
Nel settembre del 2020 il conflitto fra le due nazioni esplode nuovamente. A supporto dell’Azerbaijan però c’è la Turchia, che attraverso l’impiego di droni e tecnologie militari adatte anche ai territori montuosi della contesa, riuscì a riconquistare i territori precedentemente occupati nella “prima guerra” del secolo precedente. Tra le conquiste illustri vi fu anche quella della città simbolo di Shusha.
Dopo qualche settimana anche la Russia, nei passati decenni progressivamente più vicina all’Armenia (salvo ora una posizione abbastanza ambigua), entra in gioco. Con le vesti di mediatrice Mosca riesce a mediare un accordo per un nuovo cessate il fuoco. Le conseguenze videro la restituzione dell’Armenia di alcuni dei territori conquistati e il dispiegamento nella regione del Nagorno-Karabakh di peacekeepers russi aventi finalità di controllo e sicurezza dell’area.
La situazione negli ultimi anni
Nonostante l’accordo raggiunto pochi anni prima, nel settembre del 2023 l’Azerbaijan lancia una nuova offensiva militare che vede la conquista del completo controllo della regione. Le autorità armene, colte anche di sorpresa, si sciolgono. Centinaia di migliaia di armeni abbandonano il Nagorno-Karabakh per rifugiarsi in Armenia, accusando lo stato dell’Azerbaijan di realizzare una forma di pulizia etnica del territorio.
L’accordo di pace raggiunto alla Casa Bianca
Nella giornata di ieri, alla presenza di Donald Trump, il il Presidente dell’Arzebaijan Ilham Aliyev e il primo ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan sono arrivati alla firma di un nuovo accordo di pace. La cerimonia ha visto il tycoon americano soddisfatto della sua mediazione, rivendicando l’importanza del ruolo degli USA in ambito internazionale. All’interno dell’intesa che Armenia e Azerbaijan hanno raggiunto si legge infatti l’impegno nell’istituzione di un corridoio di transito che non a caso si chiamerà “Trump Route for International Peace and Prosperity” (Rotta Trump per la pace e la propserità internazionale).

Questo “canale” viene incontro quindi anche alle richieste avanzate dal governo di Baku che in passato, proprio per questo motivo avevo smesso di sedersi al tavolo dei negoziati. La nuova rotta infatti collegherà oggi l’Azerbaijan con la regione autonoma del Nakhchivan, importante per finalità strategiche e per i rapporti con la Turchia. Naturalmente l’intervento americano vedrà la disponibilità dei due paesi alla sottoscrizione di accordi commerciali e nei settori dell’energie, dell’economia e della tecnologia in favore del governo di Trump. Con questa “operazione” l’America prova quindi a sottrarre alla Russia di Putin l’influenza su due paesi della vecchia Unione Sovietica.
