Fighting Horses, tra arte e ironia a Catania
“Fighting Horses”: la monumentale scultura di Arturo Di Modica, artista vittoriese, trova la sua collocazione momentanea nel cuore pulsante del centro storico di Catania. Tuttavia, la presenza di questa maestosa opera ha destato curiosità e dubbi da parte dei cittadini catanesi.

Sicuramente molti conosceranno già Di Modica per aver dato i natali ad un’altra opera famosa in tutto il mondo: “Charging Bull”. Detto anche “Il toro di Wall Street” perché situato nel distretto finanziario di Manhattan (New York), è divenuta una delle attrazioni turistiche più conosciute di Broadway.
A Catania, invece, in questi giorni si è tanto parlato della presenza quasi improvvisa di due cavalli enormi di bronzo, installati al centro di piazza Università. Ma cosa rappresentano davvero? E perché proprio Catania?
I Fighting Horses sono un’opera scultorea legati ad un progetto molto più ampio concepito da Di Modica già nel 2019, “Wild Horses”, poi rimasto incompiuto. Inoltre, i Fighting Horses non erano stati realizzati per Catania.
Infatti, la loro collocazione in piazza Università non è destinata, almeno per il momento, a diventare permanente. Il Comune di Catania ha ottenuto le sculture attraverso un comodato d’uso gratuito della durata di dodici mesi. Non è, quindi, un acquisto da parte dell’amministrazione né è frutto di una decisione che stabilisca già la presenza definita dell’opera.
I cavalli, alti circa otto metri e larghi quattordici, occupano una posizione centrale all’interno di una delle piazze più rappresentative del centro storico, incorniciata dagli edifici barocchi che appartengono al patrimonio UNESCO della città.
Il titolo ‘Fighting Horses’ sembrerebbe suggerire una scena di combattimento. Eppure quello dei due cavalli è un gesto che richiama il rituale di corteggiamento tra un esemplare maschio e uno femmina. Il contatto tra le zampe anteriori diventa così il gesto centrale della composizione e trasforma lo scontro apparante in un trionfo di forza, vigore ed eleganza.
Una lettura coerente con l’idea di Di Modica, che nei cavalli vedeva una rappresentazione della potenza e dell’istinto. L’artista aveva immaginato per la Sicilia un progetto ancora più ambizioso: due ‘Wilde Horses’ alti circa quaranta metri sulle rive del fiume Ippari. Nella sua Vittoria, a Ragusa.
E, forse, è proprio il contrasto tra lo stile dei Fighting Horses e l’architettura storica della città di Catania a rendere l’installazione particolarmente riconoscibile, ma anche discussa. I catanesi infatti non hanno tardato a dire la propria a riguardo, soprattutto sui social.
Per molti, i Fighting Horses sono una proposta pretenziosa. Altri invece hanno risposto con più ironia e/o sarcasmo, dicendo che l’opera si sposi perfettamente con Catania visto che è considerata la “città della carne di cavallo”. Ma la presenza dei due cavalli non è stata la sola causa del malcontento dei cittadini.
La discussione principale gira attorno al fattore economico. Il Comune, come detto precedentemente, non ha sostenuto un costo per l’acquisto. La cifra indicata per l’operazione è invece di 54.900 euro, destinati alle attività di trasporto, montaggio e messa in sicurezza dell’installazione.
La somma, secondo quanto riportato, proviene da fondi regionali destinati alla cultura per i Comuni siciliani inseriti nel patrimonio UNESCO. Questa è probabilmente la causa maggiore del dibattito mediatico scatenatosi in questi giorni sulle principali piattaforme social.
Tuttavia, l’installazione scultorea è stata fortemente voluta dal sindaco di Catania, Enrico Trantino. Quest’ultimo sottolinea non solo valore simbolico dell’opera ma anche il fatto che, al pari del ‘Toro di Wall Street’, i Fighting Horses possano diventare un’icona per la città.
Trantino aggiunge poi che, purtroppo, a Catania troppo spesso si sente ancora parlare di stalle abusive e corse equestri clandestine. La scultura di Di Modica sarebbe così un monito per chi, anziché contribuire alla crescita della città, continua a sminuirne il valore, ignorando l’impegno di quanti ogni giorno si adoperano per raccontarne e valorizzarne la bellezza.
